27-28 ottobre 2015
Sono in una fumetteria. Mi guardo intorno, ogni scaffale e ripiano trabocca di riviste, albi e giornali di ogni genere. Al risveglio non ne ricordo nessuno, ma ne riconosco effettivamente molti. Ricordo solo la quantità indescrivibile di Dylan Dog.
Chiedo il costo degli albi speciali al proprietario, un tipo alto e magro, vestito di nero e dall’aspetto smunto, e lui mi fa un’offerta che non posso rifiutare. Seriamente. Non ho idea di quanto mi abbia chiesto, ma al sentirlo mi sono detto “è proprio un’offerta che non posso rifiutare!”
Inizio a sfogliare fumetti, ne leggo un’infinità; al risveglio ho ancora memoria di pagine e stralci vari, ovviamente ripescati dalla memoria tra tutti quelli letti negli anni. Ad un certo punto, però, nel leggerne uno in particolare, succede qualcosa…
Alzo lo sguardo dall’albo, e sono dentro la storia! E non come un personaggio qualsiasi, ma sono Groucho! Al mio fianco c’è Dylan, e stiamo attraversando un bosco. Non riconosco subito quale sia la storia, ma il sogno dura tantissimo e ho modo di capirlo. Si tratta di un episodio celebrativo di uno degli albi giganti, “Qualcuno Sullo Sfondo“. Tristissima storia.
Il protagonista della storia è un uomo normale. Anzi, comune. Ha tentato una carriera nel teatro senza mai avere successo, si è sposato ma la moglie lo tradisce col migliore amico di lui; e lui tira avanti, non eccessivamente frustrato ma consapevole di essere un fallito. L’unica cosa degna di nota, attraverso tutta la storia, è che in più di un’occasione ha attraversato la strada di Dylan Dog.
L’episodio dà l’idea di essere appunto celebrativo: il protagonista si trova casualmente in numerosi luoghi che hanno visto svolgersi precedenti avventure, citate di volta in volta. E tuttavia, anche in quelle occasioni, era sempre rimasto una comparsa, era tra la folla. I suoi cinque minuti di gloria arrivano alla fine, quando, pur ferito a morte da una macchina, abbassa una saracinesca per impedire a degli zombi di fuggire dal capannone in cui si trovava. Si permette di gioire di quel momento di importanza, ma poi muore cosciente che anche quella non era altro che una scena nella storia di qualcun altro. E lui era sempre stato soltanto una figura di sfondo. Neanche quelli erano stati i SUOI cinque minuti di gloria. E, pensato questo, si dissolve, mentre io e Dylan, non avendo visto niente, ce ne andiamo (so come finisce perché l’ho letto, ma durante il sogno non vedo quest’ultima scena).
Appena il giorno prima, preso male, avevo citato l’episodio in questione definendomi “una comparsa nella vita di qualcun altro”. Curioso quanto invece il mio io mi abbia strizzato l’occhio dandomi la parte del coprotagonista!