Se gennaio (https://cartesparse.home.blog/?p=210) era stato tutto orientato verso romanzi e letteratura varia, con anche una breve incursione nelle grapich novel con zerocalcare (ché a piccole dosi fa proprio bene), febbraio è stato un mese all’insegna della saggistica!
La grande regressione, curato da Heinrich Geiselberger –caldamente consigliato da mio babbo-, mi ha rinforzato nella mia avversione per il sistema neoliberista, mentre Samurai: una breve storia di Michael Wert, simpatico professore associato esperto di estremo oriente, mi ha aiutato ad approfondire un argomento su cui torno con una certa regolarità.
Se devo dire cosa mi è rimasto di più, però, cambiamo leggermente coordinate geografiche per spostarci in India con Arundhati Roy. Azadi (libertà, in urdu). E…niente: da buon occidentale, europeo e (diciamocelo) buon italiano non ho la minima idea di cosa succeda fuori dal mio giardino. Sì, cerco di avere un occhio sulla Palestina, e la guerra in Ucraina non mi lascia indifferente; negli anni ho captato qualcosa delle guerre in sud Sudan, sui monti Nuba, e su vari conflitti sparsi per il mondo. Ma questo…
Dell’India, lo ammetto, sapevo quel poco che dicono a scuola: le caste, Kim di Kipling, gli intoccabili…fine. Non che adesso sia un esperto, ma leggere delle situazioni quasi orwelliane dell’India dei nostri giorni mi ha un po’ sconvolto. Niente, tutti dovrebbero leggerlo. Poi magari lo si giudicherà di parte, lo si rigetterà perché è inaccettabile per la nostra mentalità, o perché l’India è nel nostro immaginario questo lontano e massiccio blocco da cui provengono -esclusivamente- venditori di rose o gente strapiena di soldi e non possiamo permettere di rompere questa rassicurante immagine…però va letto. Magari non quello, ma bisogna farsi un’idea di cosa succeda in un territorio grande dieci volte l’Italia e a 13 ore d’aereo, perché è inquietante. E non parlo solo del Kashmir.
p.s. tra le novità in biblioteca ho pescato una piccola perla e mi sono innamorato dell’atmosfera creata dall’autrice






