#13 Stranger Dreams

20-21 gennaio 2016

Prima parte: sono nell’aula magna del mio liceo durante credo un’assemblea d’istituto e sto cercando un posto dove sedermi, quando all’improvviso dalla porta entra Batman. Un Batman animato che sembra uscito da un videogioco vecchio, ma è pur sempre Batman; e inizia a rincorrermi con la chiara intenzione di riempirmi di schiaffi!

Scappo per un po’, correndo fra i banchi, su e giù per le scalinate, quando dal portone entra mio cugino S. Vedo che Batman si ferma, gli si fa incontro, S. gli tira un pugno pazzesco e lo manda al tappeto; poi guarda verso di me…e attacca anche lui a rincorrermi!

Incapace di reagire riprendo a correre, senza il minimo segno di stanchezza, e l’inseguimento continua in modo sempre più spettacolare: ci arrampichiamo sulle tende, corriamo sui muri, saltiamo da una fila all’altra, fino a quando lui si ferma, esce, e gli dà il cambio D., nostro ex compagno di squadra una quindicina di anni fa, che continua nel tentativo di picchiarmi…boh

Mi sveglio, è si e no l’una, scrivo il sogno a C. (salutiamo C., se ci sta seguendo da casa), e torno a dormire, convinto che non avrei fatto altri sogni. E invece…

Mi sveglio con un bel sole caldo che illumina il mio letto: sono nel letto della mia casa a Bologna, ma qualcosa è diverso. Tipo il mobile di fianco al letto, che è lungo quanto il letto e mi impedisce di vedere il letto dall’altra parte, che per inciso non è più occupato dal mio coinquilino L., ma da I.! La stanza è la sala da pranzo dei miei nonni, ma sul lato corto ci sono appunto i due letti, e sopra al mio letto c’è un grande specchio.

Ci svegliamo, vedo riflessa I. di spalle che si spoglia e si cambia, e ripenso alla sera prima, e il flashback riempie tutto il sogno: sdraiato su un qualche divano o letto, mi addormento con la testa in grembo a lei, mentre lei mi accarezza dolcemente e canta “Gente che spera”…

A un certo punto della mia vita, i miei sogni iniziano ad avere colonne sonore. Devo preoccuparmi?

#12 Stranger Dreams

13-14 gennaio 2016

Sono nel bel mezzo della foresta pluviale con altre sette o otto persone fra cui ricordo solamente mio nonno; stiamo avanzando chiacchierando allegramente in mezzo ad alberi caduti e fango, sotto un bel sole caldo che filtra dai numerosi spazi tra le chiome degli alberi…sembra esserci stata un’alluvione, o un tornado. Non ricordo altro.

A un certo punto il paesaggio cambia leggermente, ci ritroviamo in una zona che, dal punto in cui sono, somiglia tantissimo alla foresta che attraversano Tullio e Miguel nel seguire la strada per El Dorado, quando cantano e si trovano su tre piani diversi loro e il cavallo…boh

#11 Stranger Dreams

12-13 gennaio 2016

Sono in una città enorme, ma della prima parte del sogno non ricordo quasi nulla, se non un vago sentore di…spionaggio industriale. Ricordo però che era stata molto lunga, più della parte che ricordo, e che tutto era iniziato in un’azienda di materiale informatico e tecnologie avanzate poco fuori città, un enorme complesso in vetro e cemento dall’aspetto strano e molto particolare, dove sono sicuro fosse successo qualcosa di grosso.

A un certo punto mi ritrovo per strada: strade ampie e palazzi bassi, illuminazione buona e traffico moderato, molta gente in giro. Improvvisamente mi accorgo di un gruppo di persone armate di mitra e a volto coperto, e che tutti stanno scappando; sparano qualche raffica in aria per accelerare lo sgombero delle strade, ma mi accorgo che sono abbastanza distanti l’uno dall’altro: mi avvicino con noncuranza al più vicino e, senza farmi notare dagli altri, intenti a controllare che nel resto della via principale non ci sia nessuno, lo uccido e lo disarmo. 

Mi nascondo dietro una macchina e, appena gli altri sono a portata, apro il fuoco, eliminando il più vicino a me e dando inizio ad una sparatoria. Nel frattempo ho un flash: visuale dall’alto, mi rendo conto che ne stanno arrivando altri, sono una dozzina in tutto. Inizio a scappare, correndo per la città e cercando di confondermi fra la folla in fuga, ma mi stanno dietro, anche se non riescono a raggiungermi.

Sparo qualche altro colpo, poi finisco le munizioni, sono costretto a trovare una soluzione: mi infilo in una casa, salgo al primo piano e mi affaccio alla finestra, ma mentre lo faccio entra uno dei terroristi dalla porta d’ingresso e mi punta contro l’arma; evito i proiettili saltando dalla finestra, gli altri mi identificano e riprendo a correre, lasciandoli indietro di qualche isolato.

Andando avanti ci stiamo avvicinando a quello che potrebbe essere il centro della città: quartieri ricchi, gente vestita bene, negozi di lusso, nessuno che scappa alla vista del commando di miliziani armati, che d’altra parte camminano uniti e tenendo basse le armi.

Mi fiondo in un negozio di abbigliamento, gettandomi subito addosso una giacca e nascondendomi in una cabina, ma so che sicuramente almeno uno dei terroristi entrerà nel negozio e mi troverà; invece, sbirciando da un angolo, vedo che si fermano a discutere per un po’ proprio davanti alla vetrina, danno un’occhiata dentro, si sparpagliano per i negozi nei pressi, interrogano un po’ di gente.

Mantenendo un profilo più basso possibile esco, e riesco a non farmi vedere fino a qualche decina di metri più avanti, quando qualcuno tra la folla grida che mi ha visto, e l’inseguimento riprende. Rubo una macchina e di nuovo la visuale cambia: dalla prima persona torno a vedere la città a volo d’uccello, le strade sono deserte, la sera si avvicina, è sempre più buio, e i terroristi mi inseguono.

Dapprima cerco di seminarli passando per le vie secondarie, poi capisco che non funziona e inizio a prendere strade a caso, accelerando fisso per mettere più distanza possibile fra me e loro: passo in mezzo a giardini, campi, edifici, sui tetti, rampe di scale, fino ad un centro commerciale. Mi accorgo che non sono più dietro di me, forse li ho seminati, ma continuo ad andare avanti, anche se non voglio scendere dalla macchina: è ormai notte; spacco vetrine, invado negozi, travolgo scaffali e scatoloni di merce, salgo le scale e faccio casino anche ai tre piani superiori, poi arrivo al parcheggio sul tetto e inizio a fare acrobazie a caso, per poi (quanto sta diventando GTA sto sogno…) saltare giù e continuare la mia opera di distruzione gratuita in giro per la città, fino a che…

Fino a che, sempre saltando dal tetto di un grande edificio, scavalco la recinzione (molto robusta, non sarei riuscito a sfondarla, era tipo una di quelle di Jurassic Park, cavi d’acciaio spessi quanto funi da nave) di un complesso bianco in vetro e cemento. Sfondo una delle vetrine del piano terra e mi fermo nell’atrio principale: è buio, vedo poco e niente, scendo dalla macchina; mi guardo intorno, inizio a girare per l’edificio ma non trovo assolutamente niente! Non una luce, non un interruttore, niente porte aperte o chiavi, una reception o qualsiasi cosa che mi permetta di esplorare sul serio l’edificio. Esco da una scala antincendio, ho una pessima sensazione: nel buio qualcosa si muove, ma non riesco a vedere cosa e ciò mi inquieta. Sento che mi parla, non ricordo cosa dicesse.

Poi, dopo aver girato per un po’ nel giardino dell’azienda, mi accorgo di un negozio di travestimenti di halloween (o.O) proprio al piano terra, vicino alla scala da cui sono sceso io, e davanti alla vetrina ci sono una sorta di ombra con un velo nero addosso, pieno di tagli e strappi, e F.

Inizio a parlare con quest’ultimo, ignorando per quanto possibile l’inquietante figura che inizia a spostarsi lentamente, e cerco di raccapezzarmi. Il dialogo non lo ricordo quasi per niente, ma suonava tipo:

Io -Hey, ma tu hai fatto il mio stesso sogno?!

F. -Eh forse sì, non lo so…anche il tuo è iniziato qui?

-Sì, ma non ricordo cosa sia successo…

-Io invece ricordo tutto, ma non come sono riuscito a tornare qui e cosa sia successo dopo che me ne sono andato…

Fine. Non so se abbiamo raggiunto una conclusione, tipo che lui mi raccontava la prima parte e io la seconda in modo che entrambi avessimo una visione completa della cosa, ma sapevo, ero praticamente certo, che lui mi avrebbe raccontato quello che a quel punto del sogno già avevo dimenticato; ero sicuro che, se fossi riuscito a ricordare le sue parole, al risveglio avrei avuto una panoramica dettagliata e completa dell’intero sogno. Ma non ricordo il resto della conversazione quindi vien da sé che la prima parte del sogno, per quanto possa essere stata interessante, è andata perduta.

p.s. al risveglio ho verificato che lui non avesse fatto il mio stesso sogno. La prima parte è dunque perduta per sempre

#10 Stranger Dreams

4-5 dicembre 2015

Il sogno inizia in un anonimo bar di quello che sembra un circolo tennistico, uno squallido locale male illuminato e piuttosto triste: qualche tavolo vuoto, sedie di plastica, due lampioni fuori. Unica cosa degna di nota è la presenza di I. (mia cotta di allora), che però si accompagna a M., vecchio compagno di classe al liceo con cui ho passato credo solo un paio di anni.

Stacco improvviso.

Mi ritrovo in una grande casa, mi sembra di essere tornato bambino e di essere a casa di vecchi amici di famiglia. Decine di stanze, corridoi, scale e piani, sto giocando a nascondino con un gran numero di altri bambini. Anzi, loro stavano giocando, io sono appena arrivato, ma li convinco a fare un’altra partita.

Provo a nascondermi in una camera da letto, su un armadio, ma c’è una ragazza che sta studiando (sopra l’armadio?!) e mi sposto per non darle fastidio. Entro in una specie di dormitorio, dove però i nascondigli migliori sono già presi. Mi accuccio ai piedi di un letto e mi getto sopra coperte e lenzuola, restando immobile e lasciando giusto uno spiraglio per vedere lo specchio alle spalle del letto, sì da avere una panoramica dell’intera stanza.

Molti altri bambini vengono presi, e quando ormai sto per essere scoperto anche io, balzo fuori. Non ricordo come finisce il sogno.

#9 Stranger Dreams

20-21 novembre 2015

Sono in una specie di camping, mi sembra di ricordare delle roulotte e delle tende ordinate lungo dei viali, molti alberi, penombra perenne. Ho un brutto presentimento.

Sono insieme ad altri ragazzi, non ricordo chi, dunque non dovevano essere facce conosciute, e stiamo dando la caccia a un serial killer, un tipo inquietantissimo che uccide le vittime con un cacciavite a stella (dettagli inutili, ma siccome li ricordo…)

Non riusciamo a trovarlo, ma lui nel frattempo uccide un paio di persone della nostra squadra; quando finalmente scopriamo dove si nascondeva, lo ficchiamo di schiaffi e lo rinchiudiamo in un capanno; riesce a scappare, quindi tocca inseguirlo di nuovo, ma riusciamo a riprenderlo e lo chiudiamo a chiave in un altro capanno, una piccola costruzione cubica in muratura.

Arrivano agenti e militari, circondano la casa, a noi spetta interrogarlo. E come fare se non entrando dentro? Geni! -.- comunque entriamo, scortati da sei o sette militari armati fino ai denti, e iniziamo l’interrogatorio. Lui cammina avanti e indietro, noi siamo tutti ammucchiati contro la parete opposta, e lo ascoltiamo come dei bambini a cui racconta una storia: occhi sbarrati, bocca aperta, tutti a sentire i dettagli di come individuava, sceglieva e pedinava le sue vittime.

C’è qualcosa di strano però. Noto che le guardie si sono strette a noi, e sono più o meno ciascuna appiccicata a ciascuno, ma noi siamo uno in più, quindi c’è uno sfigato che è senza guardia. Siamo uno in più, per inciso, perché nel mentre che raccontava ogni tanto uccideva qualcuno. Comunque torniamo allo sfigato: ovviamente sono io.

Come realizzo questa cosa mi accorgo anche che, nel suo passeggiare incessante, si sta muovendo verso di me! Mi salta addosso, cacciavite stretto in mano, e cerca di colpirmi alla testa! Sorvolando sul fatto che gli abbiamo lasciato il cacciavite...riesco a fermarlo, lo spingo indietro, lo strattono un po’, e anche gli altri iniziano ad aiutarmi. Mi calmo un attimo, sicuro che gli altri, in più di dieci, riescano a tenerlo a bada, e lascio la presa. Ovviamente gli altri non riescono a tenerlo, e lui si divincola; io ho abbassato la guardia, e lui mi infila il cacciavite nello stomaco.

Più che la brutta sensazione, pessima davvero, la cosa strana è che non sono morto, né mi sono svegliato. Ho continuato a perdere sangue per ancora moltissimo tempo, durante il quale ricordo di averlo picchiato selvaggiamente e mi pare fosse successo qualcos’altro, ma la mia memoria si ferma qui…

Sveglia.

Orrenda sensazione di vuoto allo stomaco, dolore diffuso nella zona in cui ero stato ferito.

Morale: non si lascia un cacciavite in mano al killer del cacciavite. -.-

Stranger Dreams #8

15-16 novembre 2015

Città molto simile a quelle dei vecchi GTA, tutta uguale, edifici monotoni e identici a 4/5 modei, ed è sera, quindi c’è una sorta di penombra in cui però si vede abbastanza bene.

Sono in maglietta e pantaloncini, e sto girando in una zona di capannoni e magazzini: qua e là sono sparsi uomini vestiti di nero, con occhiali da sole e auricolare all’orecchio, tutti armati di semiautomatica e rivoltella, e io so che devo ucciderli. Semplice, no?

Disarmato, inizio ad avvicinarmi al più vicino, che mi dà le spalle, gli spezzo l’osso del collo e gli prendo le armi. Nessuno si accorge di niente, passo a quello dopo. Inizio a raccogliere le armi di tutti, e per non farmi scoprire uso un manichino (trovato vicino a uno degli agenti) vestito proprio come loro, e quelli che mi vedono non fanno una piega…boh.

La loro geniale mente non realizza chi io sia nemmeno quando ho l’illuminazione: rubare gli occhiali a uno e abbandonare il manichino, travestendomi da agente! Ne incrocio uno per vedere se la mia idea funziona, e lui mi saluta pure! Poi gli viene un dubbio e si gira, ma io gli sono già addosso, lo stordisco con un pugno e gli frego le armi.

A un tratto, però, mi accorgo di aver radunato in un punto, mi sembra davanti a una banca, tutti i corpi degli agenti uccisi o storditi (sì, non mi ero accorto di una cosa del genere), e scopro, passandoci davanti, che la cosa ha attirato dei poliziotti: iniziano a sentirsi ovunque sirene e a girare volanti e cellulari, e io inizio a nascondermi, indeciso se prendermela anche con loro o continuare la mia opera…in fondo ora sono armato, e potrei anche avere la meglio.

Non ricordo come prosegue il sogno, anzi probabilmente finisce con la mia indecisione e il risveglio.

Stranger Dreams #7

30 ottobre – 1 novembre 2015, la notte della festa di Halloween in appartamento

Ho la sensazione di aver già sognato la prima parte. Sono in una città sconosciuta sul mare, un paesino di pescatori e naviganti, ma non si distinguono vie o insegne particolari. So che è Aci Trezza. Così, an passant.

Mi trovo in strada, vicino al colonnato di un edificio in muratura, e so solo due cose: sono disarmato, e il palazzo davanti a me, che è il centro del clan mafioso dei miei compagni, sta per essere attaccato da una moltitudine di scagnozzi rivali! “C’è odore di polvere da sparo”

Mi muovo cercando di non farmi scoprire ed elimino a mani nude un paio di assassini appostati sul tetto di un edificio adiacente, creando una via di fuga per i miei amici (comunque c’è una spiegazione per i miei rapporti con la mafia).

Poi me ne vado per la mia strada e arrivo ad una piccola casa dove devo cercare qualcosa, ma non riesco a ricordare cosa, e nemmeno a trovarla!

Quando esco mi rendo conto che alcuni degli assassini sono ancora sulle mie tracce, così torno dentro di corsa, riprendendo a frugare in cassetti e armadi con più foga di prima. Mi viene in mente con un ritardo imbarazzante di non aver guardato nella cassaforte, ma mentre cerco di aprirla la casa si inclina di lato e sta entrando dell’acqua!

Mi affaccio alla finestra: la casa è un gonfiabile (incredibilmente dettagliato e realistico!), ma i miei inseguitori l’hanno bucato e sta imbarcando acqua! Due di loro riescono ad entrare, mentre la casa affonda rapidamente.

Vedo nel panico, inizio a combattere con loro, uno dei due mi blocca un braccio mentre l’altro cerca di strangolarmi con un cavo…

Stop. Cambio. Lo grido proprio. “Cambio”. L’acqua smette di salire, i due mi lasciano e si allontanano. Succede qualcos’altro, poi il buio.

Mi ritrovo a Bologna, nel mio appartamento. Festa di Halloween, primo anno di università. Musica a tutto volume, vista annebbiata, bevo bicchieri e bicchieri di…roba indistinta, mi sembra di volare sopra il pavimento appiccicaticcio.

Ad un certo punto non sono più in sala. Mi ritrovo in cucina a chiedere a S, la mia coinquilina, la chiave della camera/guardaroba, spiegandomi con un generico “mi serve che ho da fare”.

Stacco. Sono in camera, sdraiato sul letto. Su di me c’è I, che ho conosciuto da poco in facoltà. Momenti confusi, in cui I e A (spuntata fuori dal nulla) si muovono su di me con una certa sensualità, sulle note de “lo strano percorso” (cos’?!)… quando la sveglia mi strappa a questo strano threesome!

Stranger Dreams #6

27-28 ottobre 2015

Sono in una fumetteria. Mi guardo intorno, ogni scaffale e ripiano trabocca di riviste, albi e giornali di ogni genere. Al risveglio non ne ricordo nessuno, ma ne riconosco effettivamente molti. Ricordo solo la quantità indescrivibile di Dylan Dog.

Chiedo il costo degli albi speciali al proprietario, un tipo alto e magro, vestito di nero e dall’aspetto smunto, e lui mi fa un’offerta che non posso rifiutare. Seriamente. Non ho idea di quanto mi abbia chiesto, ma al sentirlo mi sono detto “è proprio un’offerta che non posso rifiutare!”

Inizio a sfogliare fumetti, ne leggo un’infinità; al risveglio ho ancora memoria di pagine e stralci vari, ovviamente ripescati dalla memoria tra tutti quelli letti negli anni. Ad un certo punto, però, nel leggerne uno in particolare, succede qualcosa…

Alzo lo sguardo dall’albo, e sono dentro la storia! E non come un personaggio qualsiasi, ma sono Groucho! Al mio fianco c’è Dylan, e stiamo attraversando un bosco. Non riconosco subito quale sia la storia, ma il sogno dura tantissimo e ho modo di capirlo. Si tratta di un episodio celebrativo di uno degli albi giganti, “Qualcuno Sullo Sfondo“. Tristissima storia.

Il protagonista della storia è un uomo normale. Anzi, comune. Ha tentato una carriera nel teatro senza mai avere successo, si è sposato ma la moglie lo tradisce col migliore amico di lui; e lui tira avanti, non eccessivamente frustrato ma consapevole di essere un fallito. L’unica cosa degna di nota, attraverso tutta la storia, è che in più di un’occasione ha attraversato la strada di Dylan Dog.

L’episodio dà l’idea di essere appunto celebrativo: il protagonista si trova casualmente in numerosi luoghi che hanno visto svolgersi precedenti avventure, citate di volta in volta. E tuttavia, anche in quelle occasioni, era sempre rimasto una comparsa, era tra la folla. I suoi cinque minuti di gloria arrivano alla fine, quando, pur ferito a morte da una macchina, abbassa una saracinesca per impedire a degli zombi di fuggire dal capannone in cui si trovava. Si permette di gioire di quel momento di importanza, ma poi muore cosciente che anche quella non era altro che una scena nella storia di qualcun altro. E lui era sempre stato soltanto una figura di sfondo. Neanche quelli erano stati i SUOI cinque minuti di gloria. E, pensato questo, si dissolve, mentre io e Dylan, non avendo visto niente, ce ne andiamo (so come finisce perché l’ho letto, ma durante il sogno non vedo quest’ultima scena).

Appena il giorno prima, preso male, avevo citato l’episodio in questione definendomi “una comparsa nella vita di qualcun altro”. Curioso quanto invece il mio io mi abbia strizzato l’occhio dandomi la parte del coprotagonista!

Stranger Dreams #5

17-18 ottobre 2015

Sono in collina, in una di quelle case coloniche in pietra (di cui, al risveglio, ricordo ancora vagamente la struttura); è sera, l’illuminazione scarsissima, giusto un lampione sulla strada ed una lampada nel portico della villetta; nebbiolina sottile, ma non sembra freddo.

Mi ritrovo nella tavernetta, l’interno della casa è bene illuminato e sono insieme ad un’altra persona, probabilmente un uomo, ma di cui non riesco ad inquadrare il volto. All’improvviso dico o faccio qualcosa che lo irrita tanto da costringerlo ad iniziare a inseguirmi! Tuttavia, è molto lento, e ho tutto il tempo per salire i gradini, attraversare un disimpegno ed uscire nel portico; scavalco un muretto e sono in strada. Salvo.

Mi giro per guardare alle mie spalle, e sono di nuovo nella tavernetta. Stessa scena, da capo. Sapendo già come andrà, inizio a scappare (e lui ad inseguirmi): salgo le scale facendo i gradini a due a due e mi chiudo la porta dietro, ma invece che dal dirupo e dal muro che prima ho scavalcato passo dal vialetto che passa dal parcheggio privato. Ancora una volta, arrivato in strada mi ritrovo nella tavernetta. Senza fiatone o stanchezza.

Rivivo la stessa scena un numero assurdo di volte, credo almeno sei. Non ho paura, non c’è musica in sottofondo, niente fiatone, niente freddo o caldo, nessuno parla. Ricordo alcuni dettagli delle varie volte in cui ripeto la fuga: una volta chiudo a chiave la porta, un’altra passo dalla lavanderia, una mi appoggio alle colonne del porticato davanti all’ingresso, una ho il fiatone ed una leggera inquietudine.

Cambio.

Sono a Bologna, in un punto imprecisato, sotto i portici. Piove, sembra inverno, ma non è freddo. Non ricordo cosa stessi facendo o cosa dovessi fare, così inizio a vagare avanti e indietro per quella che potrebbe essere una deformata via Zamboni (ho l’impressione che sia quella, ma non riesco a concentrarmi su nessun dettaglio per averne la sicurezza).

Passando davanti ad un bar una ragazza attira la mia attenzione. La guardo per un po’, con il sospetto di conoscerla.

La scena cambia, e sono con lei, sdraiato per terra a guardare la tv e chiacchierare. Abbracciati. L’argomento, da film e serie tv, diventa più intimo: quando dovremmo fare sesso. Io sono abbastanza imbarazzato, lei cerca di tranquillizzarmi. Mi sveglio.

La settimana dopo l’ho incontrata a lezione, in facoltà. Razionalmente direi (e mi dissi) che dopo averla incrociata al corso di logica dovevo averla sognata (come direbbe una persona normale), ma ad oggi ho troppi elementi per propendere più per la via mistica. Sono un sensitivo, devo averla sognata prima di incontrarla!