12-13 gennaio 2016
Sono in una città enorme, ma della prima parte del sogno non ricordo quasi nulla, se non un vago sentore di…spionaggio industriale. Ricordo però che era stata molto lunga, più della parte che ricordo, e che tutto era iniziato in un’azienda di materiale informatico e tecnologie avanzate poco fuori città, un enorme complesso in vetro e cemento dall’aspetto strano e molto particolare, dove sono sicuro fosse successo qualcosa di grosso.
A un certo punto mi ritrovo per strada: strade ampie e palazzi bassi, illuminazione buona e traffico moderato, molta gente in giro. Improvvisamente mi accorgo di un gruppo di persone armate di mitra e a volto coperto, e che tutti stanno scappando; sparano qualche raffica in aria per accelerare lo sgombero delle strade, ma mi accorgo che sono abbastanza distanti l’uno dall’altro: mi avvicino con noncuranza al più vicino e, senza farmi notare dagli altri, intenti a controllare che nel resto della via principale non ci sia nessuno, lo uccido e lo disarmo.
Mi nascondo dietro una macchina e, appena gli altri sono a portata, apro il fuoco, eliminando il più vicino a me e dando inizio ad una sparatoria. Nel frattempo ho un flash: visuale dall’alto, mi rendo conto che ne stanno arrivando altri, sono una dozzina in tutto. Inizio a scappare, correndo per la città e cercando di confondermi fra la folla in fuga, ma mi stanno dietro, anche se non riescono a raggiungermi.
Sparo qualche altro colpo, poi finisco le munizioni, sono costretto a trovare una soluzione: mi infilo in una casa, salgo al primo piano e mi affaccio alla finestra, ma mentre lo faccio entra uno dei terroristi dalla porta d’ingresso e mi punta contro l’arma; evito i proiettili saltando dalla finestra, gli altri mi identificano e riprendo a correre, lasciandoli indietro di qualche isolato.
Andando avanti ci stiamo avvicinando a quello che potrebbe essere il centro della città: quartieri ricchi, gente vestita bene, negozi di lusso, nessuno che scappa alla vista del commando di miliziani armati, che d’altra parte camminano uniti e tenendo basse le armi.
Mi fiondo in un negozio di abbigliamento, gettandomi subito addosso una giacca e nascondendomi in una cabina, ma so che sicuramente almeno uno dei terroristi entrerà nel negozio e mi troverà; invece, sbirciando da un angolo, vedo che si fermano a discutere per un po’ proprio davanti alla vetrina, danno un’occhiata dentro, si sparpagliano per i negozi nei pressi, interrogano un po’ di gente.
Mantenendo un profilo più basso possibile esco, e riesco a non farmi vedere fino a qualche decina di metri più avanti, quando qualcuno tra la folla grida che mi ha visto, e l’inseguimento riprende. Rubo una macchina e di nuovo la visuale cambia: dalla prima persona torno a vedere la città a volo d’uccello, le strade sono deserte, la sera si avvicina, è sempre più buio, e i terroristi mi inseguono.
Dapprima cerco di seminarli passando per le vie secondarie, poi capisco che non funziona e inizio a prendere strade a caso, accelerando fisso per mettere più distanza possibile fra me e loro: passo in mezzo a giardini, campi, edifici, sui tetti, rampe di scale, fino ad un centro commerciale. Mi accorgo che non sono più dietro di me, forse li ho seminati, ma continuo ad andare avanti, anche se non voglio scendere dalla macchina: è ormai notte; spacco vetrine, invado negozi, travolgo scaffali e scatoloni di merce, salgo le scale e faccio casino anche ai tre piani superiori, poi arrivo al parcheggio sul tetto e inizio a fare acrobazie a caso, per poi (quanto sta diventando GTA sto sogno…) saltare giù e continuare la mia opera di distruzione gratuita in giro per la città, fino a che…
Fino a che, sempre saltando dal tetto di un grande edificio, scavalco la recinzione (molto robusta, non sarei riuscito a sfondarla, era tipo una di quelle di Jurassic Park, cavi d’acciaio spessi quanto funi da nave) di un complesso bianco in vetro e cemento. Sfondo una delle vetrine del piano terra e mi fermo nell’atrio principale: è buio, vedo poco e niente, scendo dalla macchina; mi guardo intorno, inizio a girare per l’edificio ma non trovo assolutamente niente! Non una luce, non un interruttore, niente porte aperte o chiavi, una reception o qualsiasi cosa che mi permetta di esplorare sul serio l’edificio. Esco da una scala antincendio, ho una pessima sensazione: nel buio qualcosa si muove, ma non riesco a vedere cosa e ciò mi inquieta. Sento che mi parla, non ricordo cosa dicesse.
Poi, dopo aver girato per un po’ nel giardino dell’azienda, mi accorgo di un negozio di travestimenti di halloween (o.O) proprio al piano terra, vicino alla scala da cui sono sceso io, e davanti alla vetrina ci sono una sorta di ombra con un velo nero addosso, pieno di tagli e strappi, e F.
Inizio a parlare con quest’ultimo, ignorando per quanto possibile l’inquietante figura che inizia a spostarsi lentamente, e cerco di raccapezzarmi. Il dialogo non lo ricordo quasi per niente, ma suonava tipo:
Io -Hey, ma tu hai fatto il mio stesso sogno?!
F. -Eh forse sì, non lo so…anche il tuo è iniziato qui?
-Sì, ma non ricordo cosa sia successo…
-Io invece ricordo tutto, ma non come sono riuscito a tornare qui e cosa sia successo dopo che me ne sono andato…
Fine. Non so se abbiamo raggiunto una conclusione, tipo che lui mi raccontava la prima parte e io la seconda in modo che entrambi avessimo una visione completa della cosa, ma sapevo, ero praticamente certo, che lui mi avrebbe raccontato quello che a quel punto del sogno già avevo dimenticato; ero sicuro che, se fossi riuscito a ricordare le sue parole, al risveglio avrei avuto una panoramica dettagliata e completa dell’intero sogno. Ma non ricordo il resto della conversazione quindi vien da sé che la prima parte del sogno, per quanto possa essere stata interessante, è andata perduta.
p.s. al risveglio ho verificato che lui non avesse fatto il mio stesso sogno. La prima parte è dunque perduta per sempre