Script Jokes #1: Cassonetti Grossi

Una regione fertile, verde, viva, ricoperta di aranceti. Un paradiso bellissimo, colorato, profumato e avvolto da spiagge splendide. E una pacifica comunità di draghi, oppressa dalle élites capitalistico finanziarie che li sfruttano come braccianti: pochi euro al giorno per raccogliere aranci dalla mattina alla sera, per poi riparare in una cassonettopoli a sud degli agrumeti. Agrumeti, peraltro, ogni giorno più rigogliosi…

Un’afosa sera d’estate, un cassonetto mezzo vuoto; da un lato, un vecchio drago sonnecchia guardando fuori con aria distratta; dall’altra, ribaltato e abbandonato in un angolo, un Duchamp. Scoppia un incendio, molti draghi perdono la vita. Stacco.

Pochi giorni dopo incontriamo il protagonista, un giovane drago pieno di sogni e paure. I primi non si realizzeranno mai, le seconde ovviamente sì: vorrebbe fare la spezia, ma tutti lo prendono in giro. “Chi chiamerebbe mai una spezia Dragoncello?!” è la seconda frase che più spesso il giovane Dragoncello si sente ripetere da qualche anno a questa parte. La prima è “allacciati le scarpe!”. Ma lui è consumato dalla frustrazione, nessuno lo capisce davvero.

Ed è così, dato che il suo vero sogno è diventare urbanista. Spoiler: La Spezia esiste già!

Riuscirà Dragoncello a scoprire chi o cosa ha scatenato l’incendio? E quale mistero si cela dietro all’incredibile rigogliosità degli aranceti, neanche minimamente scalfita dallo sradicamento di migliaia di aranci ogni giorno..? E come mai nessuno dei Cassonetti Grossi, il quartiere vip della cassonettopoli, è sopravvissuto?

La surreale genesi dell’incendio parte dalle battute finali di una puntata de l’Eredità. Un vecchio drago alcolizzato, la cui vita dipende quasi interamente da quei venti minuti su rai1, è -come tutte le sere- presissimo dalla sfida finale. Gli indizi per indovinare la parola sono: “…dell’obbligo”, “…elementare”, “…di polizia”, “compagni di …” e “… di pensiero”. Non gli sembra vero: sa la risposta. Commosso, gli sembra che i momenti prima di ricevere la conferma si stiano dilatando, stiano diventando ore, giorni, secoli. Inizia a sudare, si agita, stringe il bicchiere che tiene nella sinistra con tanta forza da farlo esplodere, mentre la destra, dove tiene la bottiglia, inizia a tremare spaventosamente.

“Vediamo cos’ha scritto il nostro concorrente…SCUOLA. Beh, in effetti sembrerebbe calzare: scuola dell’obbligo, scuola elementare, scuola di polizia, la famosa serie di commedie, scuola di pensiero, ad esempio una filosofia o un’ideologia, e compagni di scuola. E la parola di oggi è…”

Il vecchio drago sta per avere un infarto. La vista gli si offusca, gli occhi si riempiono di lacrime, la mascella si stringe sul cuscino del divano. “…la parola di oggi è…MUSCHIO!” Occhi sbarrati, tic nervoso. La bottiglia vola fuori dalla finestra, seguita da una fiammata rabbiosa e incontrollata, dal polmone che l’ha generata e dal cuscino in fiamme.

L’alcol prende fuoco (neanche fosse benzina), e la bottiglia in fiamme (insieme a cuscino e polmone) vola fino al cassonetto della prima inquadratura, andando a schiantarsi proprio sul Duchamp, che prende fuoco anche lui, neanche fosse fatto di benzina. In effetti la sua natura resta avvolta nel mistero, probabilmente era una tanica di combustibile.